Siamo nell’era della condivisione

Roberto Carcangiu Presidente APCI

Tempo condiviso, auto condivisa, ufficio condiviso, cucina condivisa, chef condiviso e via dicendo. Chi ha interessi a riguardo la spaccia come la nuova frontiera per ottenere di più a costi minori. Io, anche questa volta voglio fare il bastian contrario e, nonostante generalizzare non funziona, chiamerei tutto questo “VOGLIO MA NON POSSO”. La condivisione è tale solo quando non è imposta dalla mancanza di denaro, ma dallo spirito altruista, altrimenti prenderebbe il nome di necessità. Cosa sta succedendo? La mancanza di utili, il numero elevato di aperture di realtà ristorative da parte di persone incompetenti, la mancanza di controlli, se non in rari casi, fa sì che il nostro mestiere sia sempre di più svilito e mercificato. Infatti, le cucine si riempiono di operatori che per bisogno e/o incompetenza portano ad un calo del valore professionale e finanziario del cuoco. Se a questo si aggiunge la necessità di apparire ed il bisogno dell’azienda di essere “visibile”, si raggiunge il caos perfetto. Perché parlo di erronea visione della condivisione? Perché il valore della cucina sta nell’unicità dell’offerta, indipendentemente dalle sue peculiarità. È il cuoco, con le sue caratteristiche e la sua personale sensibilità, che dà “valore” e riconoscibilità alla cucina. Se questo valore non viene sviluppato da un contesto definito, ma viene solo condiviso, si finisce col creare luoghi dove il valore è determinato dai social ed i parametri di valutazione si allontanano rispetto al cibo, aprendo la strada alla definitiva fine del nostro mestiere. Un esempio di ultima frontiera? Cucine multispazio condivise, dove brand creati ad hoc producono pasti take–away, con operatori sempre più impersonali e ‘schiavi’. Dove per ‘schiavo’ s’intendono coloro che lavorano senza stipendio commisurato alla fatica ed al valore prodotto, con l’impossibilità di sganciarsi dal ‘bisogno’. Si crea l’equazione: “brand = alimento di qualità, giusta spesa e nessun vincolo alla scelta. Uomo = qualità non comunicabile, alto costo e limitazione nella scelta.” Il problema è ancora una volta il denaro che crea un mercato che va sempre di più nella direzione del massimo profitto, con la minor spesa possibile, senza preoccuparsi di ciò che succede nel medio-lungo termine. Con un trend di questo tipo il “cuoco Artigiano” è costretto a sparire. Chiudo dicendo: non dobbiamo aprire 10 ristoranti per guadagnare poco da ognuno di loro, ma dovremmo avere la possibilità di averne uno solo che ci consenta di vivere e di pagare stipendi dignitosi in linea al lavoro svolto poiché, prima o poi, la vita reale dovrà confrontarsi con quella virtuale e, a quel punto, i selfie e la condivisione non basteranno più!

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Io ci metto la faccia…con voi!

Sonia Re Direttore Generale APCI

Imparerai a tue spese che lungo il tuo cammino incontrerai ogni giorno milioni di
maschere e pochissimi volti.
(Luigi Pirandello)

Adoro il mio lavoro, non è una novità. Uno dei motivi sono i volti veri con cui ho la fortuna di confrontarmi ogni giorno, che rivelano anime e cervelli che “ci mettono la faccia” perché credono nel valore dell’Associazione e nei progetti che possono aiutare e tutelare la categoria. Io ci metto la faccia è la frase che piu mi piace perché dimostra l’impegno e la trasparenza nel raccontare quello che ogni giorno facciamo per APCI.
Grazie dunque ai Consiglieri APCI – rieletti e neoeletti – nomi che mi rendono orgogliosa per l’autorevolezza professionale e lo spessore umano di ciascuno. Partendo dal “mio” Presidente ROBERTO CARCANGIU, uomo eletto, di grande lungimiranza e altrettanta competenza strategica, trasparente e affidabile, per proseguire con i Consiglieri ANTONIO ARFÈ, MICHELE COCCHI, SERGIO FERRARINI, GIORGIO PERIN, insieme ai nuovi arrivati MARCO FAIELLA e VITO SEMERARO. Un Consiglio Generale fatto di facce che dimostrano la passione di chi lavora per far crescere la categoria, ogni giorno con un comune obiettivo di intenti. Un esempio raro da incontrare nel nostro mondo arrivista ed egocentrico. Sono altresì orgogliosa di avere un Consiglio di Presidenza formato da volti amici, freschi, grintosi, onesti e altamente professionali, che ci affiancheranno con incarichi nazionali di ampio respiro.BARONE LUIGI (CAMPANIA), BEDINI ANTONIO (MARCHE), BUTTICÈ VINCENZO (LOMBARDIA), CATERINO ANTONIO (SCOZIA), CARNEVALE CARMELO (UK), DEMURO MARIO (BASILICATA), FERRARI NICOLA (EMILIA ROMAGNA), FUSCO ARTURO (CAMPANIA), MALACRIDA LUCA (LAZIO), MAZZON  RAZIANO (VENETO), MORONI MASSIMO (LOMBARDIA), PUCCI FRANCESCO (CALABRIA), URZINO PAOLO (TOSCANA). Volti che ci mettono la faccia, volti che dimostrano impegno, affiatamento, nel loro ‘essere famiglia’, seppure nelle difficoltà e con la distanza. Carismi così diversi eppure tutti così incredibilmente performanti che rappresentano la finestra della Ristorazione. Un Consiglio che rappresenta oggi una opportunità per APCI, quella di mettere a confronto le diverse realtà con cui si opera sul territorio, per valorizzare quanto fatto e trovare nuovi spunti e nuovi stimoli per lavorare al meglio per la tutela della categoria e lo sviluppo e la crescita di ogni singolo cuoco associato. Il momento in cui mettiamo sul tavolo riflessioni e spunti perché l’Associazione sia realmente un luogo di incontro e di scambio professionale. Sono orgogliosa di avere questi volti che ci mettono la faccia, e che si distinguono nella loro quotidianità, troppo spesso senza che gli venga riconosciuto il giusto valore. Sono certa che, grazie al loro supporto e sostegno sul territorio, rafforzeremo ancora maggiormente il nostro network e riusciremo a dare valore ai singoli associati, che lo meritano, ognuno per le proprie esigenze e potenzialità. Auguro a tutti noi una vita associativa piena e appagante. Non vi nascondo che mi aspetto anche tanto lavoro e qualche battaglia, ma sempre condivisa con volti amici, e quindi illuminata dalla gioia di poter progettare e, perché no, sognare in grande come in una grande famiglia.

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Editoriale